Umarell

Nata nel cuore dell’Italia ed ormai diffusa in tutto lo stivale, la figura dell’ umarell è diventata un segno distintivo, un marchio di fabbrica che tutto il mondo ci invidia. La tenacia, la perseveranza e l’ostinazione che lo contraddistinguono, rendono l’italico umarell unico ed inimitabile, tanto che esiste una petizione, sottoscrivibile da oggi in tutte le piazze italiane, per aggiungerne la sagoma stilizzata al centro del simbolo repubblicano del nostro patrio tricolore. In fondo, da Bologna a Reggio Emilia, i passi da fare sulla romanica Strada Statale numero 9, detta anche Via Emilia, non son poi così tanti, e se assistiti dallo sguardo perentorio di un umarell ogni due chilometri, come le vecchie colonnine di soccorso autostradale, i tempi di percorrenza dimezzano in un battibaleno, che ci vuole ad apportare la modifica?

umarell

Umarell nella storia

Si narra che un bel dì del secolo scorso, dopo la grande e l’ultima guerra, dopo il boom economico e prima degli anni di piombo, accadde, in un paese alle porte di Bologna, che un uomo si svegliasse nel suo letto e, per la prima volta dopo molti e molti e ancora molti anni non dovesse recarsi al lavoro. Pur ignorando, gli studiosi, di che attività si trattasse, questo signore, ormai vecchietto, aveva terminato, beato lui diremmo oggi, la sua quarantennale fatica e la sua unica preoccupazione sarebbe stata, da lì in poi, come tirar sera in quella casa che aveva beneficiato di molti dei suoi sforzi lavorativi. Quello che ancora non era l’ umarell bolognese, il primo della sua stirpe, aprì un occhio, e poi l’altro, si accorse con un pizzico di soddisfazione di essere l’ultimo a lasciare le lenzuola quel giorno, annusò l’aria assaporando l’aroma del primo caffè della giornata, si alzò di scatto e tutto contento fece per entrare in cucina. Già si immaginava sorrisi e baci a profusione da quella compagna di vita che per quasi una vita, appunto, aveva salutato sottovoce al mattino per non svegliarla e aveva baciato frettolosamente la sera, al rientro, prima della doccia veloce, della cena condita con le preoccupazioni della giornata appena trascorsa e dei silenzi davanti al televisore che inevitabilmente terminavano con la calata delle palpebre.

Peccato, per il futuro umarell, che la condizione fosse cambiata solo per lui, la moglie restava ancora, e probabilmente lo sarebbe stata per sempre, impegnata con la dirigenza della vita dei figli ormai grandi, quella dei nipotini presenti e futuri, la casa, la cucina, i vicini, le amiche e mille altre attività a lui totalmente estranee. Gli fu impedito, quel giorno, di entrare nel tinello già in piena fase di produzione passata di pomodoro, si era in piena stagione estiva, dovette così gustarsi il suo primo caffè da uomo libero, in piedi, come se fosse al bar, senza nemmeno la consolazione del quotidiano sportivo e della vista della prosperosa barista. Non che la visione della moglie avvolta in un grembiule già rosso pomodoro e bigodini d’ordinanza in testa non l’avesse favorevolmente impressionato, tanto da provare a farle abbandonare temporaneamente il prezioso succo per una inusuale coccola mattutina, ma la fragorosa risata di lei gli fece capire che non se ne sarebbe fatto niente. Se ne andò in bagno ripromettendosi di ritentare nel pomeriggio.

Ed eccolo lì, pronto, pantaloni marroni, comodi e leggeri, camicia azzurra, a maniche lunghe anche se la giornata si preannunciava torrida, mocassino estivo ton sur ton con la cintura, di un bel testa di moro che va con tutto, capello leggermente impomatato e profumato, che non si sa mai, mano sulla maniglia dell’uscio di casa ma, ancor prima di riuscire ad avvisare la compagna che vista la sua necessità di avere casa libera stava uscendo e sarebbe ritornato all’ora di pranzo, lei era già apparsa e sparita, più veloce della luce che non aveva mica tempo da perdere anche con lui, affidandogli un promemoria lungo come una quaresima delle cose da fare.

Ma come, perché, ma insomma, non ha nemmeno aspettato che le rispondesse affermativamente. E se il nostro futuro eroe, attuale vecchietto, non avesse voluto sobbarcarsi l’immane impegno? Fa niente, vediamo l’elenco:

  • recuperare dalla cantina la macchina tappa bottiglie;
  • già che ci sei anche una cinquantina di vasetti di vetro;
  • 2 hg di prosciutto dalla bottega in fondo alla strada;
  • 1 lt di latte dalla Giustina, quella che ha il negozio sotto la torre in piazza;
  • 5 etti di macinato misto da Mario, sa lui come fare;
  • mele, pere, banane, insalata, zucchine, pesche da Lidia l’ortolana, un kg per ogni tipo;
  • quasi dimenticavo anche un paio di kg di patate e cipolle;
  • ovviamente due bei filoni di pane, da Osvaldo;
  • alle 12.30 esce Alessandro da scuola, passalo a prendere e accompagnalo a casa sua, nostra figlia ti affiderà Michela che viene qui ad aiutarmi con la passata.

Per questa mattina è tutto, ci sono andata leggera, goditi pure la tua prima giornata da pensionato.

Stava già sudando e senza nemmeno pensare di rifiutarsi l’ignaro aspirante umarell torna in camera, si rimette gli abiti da lavoro che ingenuamente aveva creduto di non dover mai più indossare, e comincia a darsi da fare.
Peggio che sotto padrone, la moglie che sollecita una maggior velocità, le lancette dell’orologio che si divertono ad aumentare il ritmo, pare impossibile riuscire a finire tutto in tempo e lei che continua a ripetere che avrebbe fatto prima a far tutto da sola come sempre. Ma che sia sempre stata così antipatica? Ma che avesse sposato wonder woman senza saperlo e senza mai averne nemmeno il sospetto, vuoi vedere che tutte quelle riunioni del giovedì sera erano incontri segreti con Super Man?

Comunque fosse all’ora di pranzo tutto era compiuto, stanco come poche volte gli era capitato, non avrebbe mai ammesso di aver quasi scambiato il nipotino con un altro alunno, fortunatamente era stato Alessandro stesso a riconoscerlo e a corrergli incontro prima che lui prendesse per la manina un emerito sconosciuto. Che poi, in paese, più o meno si conoscono tutti e son quasi tutti parenti, che ci sarebbe stato di male? Meglio non scoprirlo.

La riscossa e la nascita del primo umarell

Dopo pranzo, accantonata nuovamente l’ipotesi di rinverdire i fasti della lontana luna di miele, anticipando la moglie e agganciando tatticamente le mani dietro alla schiena onde impedire il recapito di un’altra sgradita to do list, il neo pensionato annuncia in tono deciso, che non ammette replica, di aver il pomeriggio impegnato con questo, quello e pure quell’altro. La moglie fa per ribattere, ma la prospettiva del ritorno all’abituale autogestione del tempo la induce a più miti consigli.
In tutta fretta il prossimo primo umarell se ne esce registrando con soddisfazione il risultato positivo della tattica messa in campo. Ma ora che fare? Comincia ad aggirarsi pigramente per le assolate e deserte vie del paese. All’improvviso ricorda di aver incontrato, quel mattino, un suo lontano cugino che stava costruendo una nuova casa proprio appena fuori le mura, era il caso di andarlo a trovare per dargli qualche buon consiglio e sorvegliare la così detta esecuzione a regola d’arte dei lavori.

Mentre s’incammina per raggiungere il luogo prescelto sente crescere una nuova consapevolezza, le spalle si rilassano, la falcata si fa più sicura e cadenzata, le dita intrecciate dietro alla schiena gli danno un’aria concentrata, sapiente, che incute quasi timore, nota specchiandosi di soppiatto in una vetrina. Allunga il passo non vede l’ora di arrivare, ma all’improvviso un movimento attira la sua attenzione, poco lontano un paio di ragazzi, certamente inesperti data la giovane età, sta dando di piccone dentro a quel buco nell’asfalto, che combina, che fa quel duo? Si avvicina e senza proferir parola si mette ad osservare. Tubi, ghiaia, terra smossa, pala e piccone, continua a guardare. I due dentro al buco, dopo poco, si accorgono di essere osservati e provano ad ignorarlo, fa un gran caldo, questo vecchietto ora vedrai se ne ritorna da dove è venuto.

Invece no, lui insiste ad indagarli, non finge nemmeno di esser lì per altri affari, di aspettar qualcuno, sta impalato, con le mani dietro la schiena, il cappello in testa, gira attorno, controlla, mugugna, tossicchia quando non approva, borbotta e alla fine non resiste e impartisce istruzioni dettagliate a un non ben identificato compagno di guardate. I due ragazzi riprovano ad far finta che non ci sia, poi inventandosi di parlare fra di loro si raccontano di essere due operai specializzati, che di buchi e tubi ne masticano tutti i giorni, e che cosa ne può mai sapere un umarell che s’è piazzato lì che sarebbe meglio andasse a sedersi al bar a bere un chinotto ghiacciato e a tirar su due briscole per far sera, altro che importunare questi bravi lavoratori. Ma non c’è pezza l’umarell il primo, non raccoglie, non risponde, non li degna se non delle sue sibilate istruzioni, si sente così bene, così realizzato che manco gli passa per l’anticamera del cervello di andare fino al bar, o al cantiere della casa di quel suo lontano cugino, cosa c’è di meglio che istruire due perfetti sconosciuti, far del bene alla comunità senza ricavarne alcun guadagno personale e spendere il proprio tempo tra controlli e verifiche?

Fu così che giunse sera e i due operai se ne uscirono dal buco, provarono a chiuderlo segnalandolo alla belle e meglio, ma dopo qualche colpo di tosse ben assestato, finalmente misero tutto in sicurezza, salutarono e scapparono letteralmente a gambe levate lamentandosi a voce alta di quella mal sopportata attenzione.

I proseliti dell’umarell nostrano

Il mattino seguente l’umarell, il primo, così come era stato apostrofato dai due giovani operai, si alzò di buon mattino, salutò la moglie ancora addormentata, le sussurrò che sarebbe tornato per pranzo ed uscì tutto contento, peccato che non riuscisse a far le scale con le mani allacciate dietro alla schiena, avrebbe dovuto esercitarsi.
Passato al bar per un caffè, mentre si recava al suo ormai solito posto, sorrideva concentrandosi sull’immagine dei lavori in corso, ipotizzando quali migliorie avrebbe potuto caldamente suggerire, provando le occhiate indirizzatorie, quelle negative e solo qualcuna affermativa. Arrivato sul posto e trovato ancora nessun segno di lavoranti, si mise di buona lena ad aspettare, cinque minuti, dieci, quindici e ancora nessuno all’orizzonte. Ma come, perché? Chiese ad un concittadino della sua stessa età che si trovava a passare di lì per caso. Questo gli rispose di aver saputo che nella notte una conduttura dell’acqua si era rotta in Via del Nonsoncertochemiaggiusto e che certamente quei due dipendenti comunali eran stati dirottati là per provvedere all’emergenza. Un tuffo al cuore colse il vecchietto che si sentì così in difetto, quei due poveri ragazzi messi ad affrontare un immane, per loro, problema, come avrebbero potuto riuscire senza le sue amorevoli direttive? Stava per precipitarsi correndo dove c’era bisogno di lui quando realizzò che proprio lì, in quel momento, lui, l’umarell, il primo, stava scrivendo la storia, stillando le regole di quella nuova missione, che molti con e dopo di lui avrebbero adottato quei comportamenti, goduto di quell’alone di mistico rispetto, non poteva certo farsi vedere arrancare e sbuffare da tutto il circondario, occorreva misura e aplomb nobiliare, avrebbe sempre voluto essere un conte, un duca, un marchese, questa era la sua occasione e non poteva mancarla.

Agganciate le mani dietro alla schiena impostò il passo in modalità veloce ma con disinteresse e presto giunse alla meta. Vedendolo passare a quel modo, così originale e accattivante, mai visto prima, molti dei vecchietti che erano riusciti a sfuggire alla tempra organizzativa delle proprie mogli, s’incuriosirono e presero a seguirlo. Una volta giunti sul posto si fermarono qualche passo dietro all’umarell, il primo, che già si era messo all’opera. I due ragazzi si erano subito accorti che nell’aria qualche cosa era cambiato, avevano creduto di essersi liberati di lui, dato anche l’inconveniente che aveva cambiato l’ordine del giorno, ma non c’era stato niente da fare, eccolo là a guardare, soffiare, indirizzare, tossire. Insopportabilmente preciso e pure informato, un vero mistero. Nonostante che la sua presenza creasse disagio, le braccia cominciarono a muoversi più velocemente, quando si presentava un dubbio veniva da guardarlo di sottecchi, provare una soluzione ed aspettare il suo rumoroso responso, che nervi!
Gli altri osservavano ed approvavano, i più temerari si avvicinavano tentando di carpire il segreto di quella magia, si affiancavano, intavolando un discorso, facevano partire i ricordi e le esperienze vissute. Senza perdere mai di vista i due lavoratori, che a quel punto fremevano per finire e togliersi di lì, passi un umarell ma dieci no.

Umarell: il consolidamento dell’affare

E fu così che la tradizione si allargò a macchia d’olio, che generazioni di vecchietti in pensione si appassionarono all’edilizia, alla cantieristica, che diventarono mastri di piccone e carriola pur non avendoli mai adoperati in vita loro. Non si devono far corsi teorici, ottenere diplomi in muratura o lauree in massicciata, è l’istinto atavico dell’uomo emiliano, ormai ampiamente esportato in tutta Italia, che seguendo l’orologio biologico dei maschietti, allo scattar del giorno x, li attira fuori di casa, verso il più vicino cantiere, li ammalia al canto della siren-martello pneumatico, e li fa uscir umarells belli che finiti.

Una delle poche ma ferree regole dell’associonismo umarell vuole che non si parli di cantieri lontano dai cantieri. Tutto ciò che succede nel cantiere resta nel cantiere. La tradizione e l’esperienza si tramandano per osmosi, basta restare qualche ora sul ciglio delle fondamenta di una costruzione, preferibilmente pubblica, qualche passo dietro l’umarell ufficialmente incaricato di quel progetto che, senza proferir verbo, se non qualche mugugno, ci si impossessa e impratichisce di qualunque nuova tecnica edilizia, dei tempi migliori di realizzazione, delle strategie di marketing vincenti e di qualunque cosa si possa aver bisogno in futuro.

Non dimentichiamo che, da studi recenti, pare che gli umarells nostrani siano dotati di connessione wireless che permette loro di scambiare pareri ed opinioni utilizzando frequenze che nemmeno i cani sono in grado di intercettare, figuriamoci i più pericolosi hacker del globo. I misteri dell’umarell club sono più che al sicuro.

Tutto il Paese beneficia dei suoi infaticabili membri. Consulenze non richieste e gratuite a tutte le ore, a tutte le latitudini e h 24 come va tanto di moda oggi. Si nota solo qualche piccolo rallentamento nei giorni di festa, perché si sa, le signore di casa apprezzano la ritrovata indipendenza a gestire il focolare, ma quando la famiglia chiama umarell risponde. Comunque, per improcrastinabili e comprovate emergenze e necessità si è provveduto a reclutare un numero sufficiente di vedovi e scapoli che garantiscono il servizio.
Le olimpiadi romane, i mondiali di Italia ’90 e le olimpiadi invernali di Torino non sono che la punta dell’iceberg, l’eccellenza che fa bella mostra dell’umarell style. Si mormora che, a Rio de Janeiro, per riuscire a terminare in tempo le strutture necessarie allo svolgimento degli ultimi giochi estivi, sia stato necessario l’intervento massivo di umarells italici che hanno dovuto provvedere anche all’addestramento di vecchietti locali, seppur meno dotati. E’ stato statisticamente rilevato un calo delle opere cantierizzate nostrane proprio in quei mesi, nonostante che gli umarells intervistati da numerosi giornalisti abbiano negato ogni loro coinvolgimento e responsabilità. Al momento resta vietata l’esportazione d’umarells oltre confine, non c’è Schengen che tenga, la questione non è ancora stata risolta a Bruxelles, comunque Rio è ancora fuori dall’Europa.

Questi uomini indistruttibilmente ligi al dovere, oggi affrontano trasferte e sfide al limite delle umane possibilità. Umarells sommozzatori nella laguna di Venezia a sovrintendere la realizzazione e posa del Mose, umarells speleologi a controllare gli scavi sotto al Gran Sasso per la costruzione del laboratorio del Cern, e ancora astronauti a certificare la stazione orbitante internazionale, solo quando questa passa sopra ai cieli italiani ovviamente, esploratori ad indirizzare la multi etnicità della Mostra Universale di Milano, e nemmeno una statua, un quadro, un gonfalone, una giornata mondiale dell’italico umarell a festeggiarli. Veramente nessuno è profeta in patria come recita l’antico motto.
A scanso di equivoci e facili battute di spirito è d’uopo ricordare che nessun umarell si è mai recato a governare la Salerno-Reggio Calabria, veramente impossibile arrivarci anche per loro, ma nel caso si partisse con i lavori del ponte sullo Stretto si sono già attrezzati con gommoni, motovedette, deltaplani ed aerostati per non lasciare scoperta nemmeno una squadra di operai.

Puoi ben immaginare la difficoltà di turni di dodici ore scafandrati e immersi in Adriatico a lanciare occhiatacce, a indirizzare mugugni e grugnamenti sott’acqua a quegli operai che provavano a non calcolarli proprio, si è quasi giunti fino al punto di attirare la loro attenzione con un’amichevole pacca sulla spalla, per fortuna il tutto è stato risolto senza dover infrangere il muro della privacy, must umarell assoluto e imprescindibile. E’ bastato lucidare a specchio le paratie del Mose e dotarsi di formidabili lampade ad impulsi per farsi obbedire, tutto questo ovviamente ha richiesto un po di tempo, ma pensa cosa sarebbe successo senza il loro intervento.

Al Gran Sasso invece si sono quasi divertiti, praticamente una passeggiata di salute, sai l’umidità del Mar Adriatico è poco indicata per le articolazioni dei vecchietti mentre il calore che si propaga all’interno della Terra è un toccasana, si son registrati casi nei quali gli umarells preposti alla sorveglianza son talmente ringiovaniti che gli han sospeso la pensione e son dovuti tornare al lavoro ordinario, Santa Fornero pensaci tu.

Ma la punta di diamante, la sezione più avanzata e spericolata dell’umarell club ha dato il meglio di sé ignorando albe mozzafiato nello spazio, silenzi siderali che amplificavano i mormorii ed assorbivano l’inesistente rumore dei martelli pneumatici. Insomma niente li distrae, niente li confonde, solo qualche volatile nostalgia del polverone e il dispiacere di non poter intervenire in caso di chiamata urgente sulla Terra, non di meno ampiamente risarciti dai capelli svolazzanti dell’Ingegner Cristoforetti che amava affacciarsi ogni quarto d’ora all’oblò per salutarli ringraziandoli.

Senza eguali, si deve sottolinearlo, l’avventura dell’Expo milanese. Cantieri, cantieri ed ancora sempiterni cantieri. Si deve segnalare, ad onor del vero, che diverse centinaia di massaie si son recate a denunciare la scomparsa dei vecchi mariti perché, per intere settimane, han dimenticato di rientrare, ma come si può, han risposto questi quando sono stati rintracciati, abbandonare un cantiere aperto nel momento del bisogno? Non è possibile, il giuramento fatto sulla betoniera che lega tutti gli umarells d’Italia non ammette deroghe, defaillance, infrattamenti, nemmeno per questioni di prostata o di richiamo alla casa natia. Qui o si finisce il cantiere o si … insomma quella roba lì.

Un passo indietro a rileggere la più incredibile delle storie

Alcuni recenti ritrovamenti rupestri raffigurano un ominide, probabilmente anziano, con le mani dietro alla schiena, ed un panino alla mortadella, che assiste ai lavori di messa in sicurezza di una caverna ultimo modello, Alberto Angela ne parlerà nella prossima puntata di Ulisse, ma si può anticipare che le immagini scolpite di tali soggetti sono state rinvenute anche in Egitto, probabilmente verrà presto archiviata l’astrusa teoria secondo la quale le piramidi siano state erette su progetto e suggerimento alieno. Con certezza ormai si può affermare che Cleopatra chiedesse frequentemente a Cesare di traghettarle diversi umarells, per continuare ad erigere templi e sacrari perfetti e unici in breve tempo. La corrispondenza fra i due ne fa continui e chiari riferimenti. Cesare, seppur incline alla gelosia, acconsentì per non turbare la serenità della sua amata, purtroppo ancora nulla sapeva di Marco Antonio altrimenti certo gliene avrebbe rifiutati un bel po’. Una volta sul posto gli umarells si occuparono anche della sistemazione delle sponde del fiume Nilo, problema che attanagliava da secoli quelle terre, così tanto per non restar senza lavoro fra una piramide e l’altra, nella Valle dei Faraoni.

Si racconta, altresì, ma queste potrebbero essere solo leggende metropolitane, di un paio di umarells che mai fecero ritorno in patria, si sa che non restarono coinvolti in tumulti, affondamenti o altre disavventure, pertanto si sospetta che a causa della propria fedeltà alla mission ricevuta, per troppo attaccamento, siano rimasti chiusi dentro a qualche tomba, una piccola piramide o altra costruzione, senza avere più la possibilità di uscire. Si sospetta anche, duole ammetterlo, del coinvolgimento di qualche schiavo operaio che non apprezzasse la solerzia delle mani dietro alla schiena e dei continui richiami gutturali. Non si è ancora persa la speranza di ritrovarli, se l’opera non fosse ancora stata dichiarata agibile ci sarebbe la possibilità di un mezzo miracolo: fino a che esiste un cantiere l’umarell ha l’obbligo di sovraintendere e sovraintende.

A questo punto diventa quasi inutile sottolineare la presenza documentata di un umarell dall’accento emiliano che si aggira pensieroso al montaggio delle prime palafitte, a dar suggerimenti nella costruzione della ruota, fisso nei pressi delle varie residenze di Leonardo, imbarcato su una caravella e seriamente, incredibilmente attratto dall’unica edificazione umana visibile dallo spazio: la muraglia cinese.
Se riesci ad immaginare un umarell fornito di Lambrusco e gnocco fritto, ebbene sì in questo caso le azdore han dovuto pure loro affrontare la difficile e lunga trasferta armate di mattarello, uova e farina, intonso, senza una macchia di sudore, a fissare intensamente un mattone dopo l’altro che viene montato e ancora, e ancora fino ad arrivare lassù, significa che sei un potenziale futuro umarell: complimenti!

Utilizzi ed impieghi del moderno umarell

Una volta approfondito il significato della parola e l’importanza storica di questa figura quasi mitologica, si rientra ai tempi moderni per apprezzarne ed ammirarne l’operato in tutta la sua magnifica opportunità.
Finalmente strutture pubbliche e private han cominciato a rendere omaggio a questi uomini schivi, disinteressati, altruisti e generosi che spuntano come margherite a primavera, solamente perché durante il non lungo inverno nostrano è quasi impossibile trovar cantieri funzionanti alle nostre latitudini, molti han in programma di emigrare, qualcuno pensa a San Marino, la Città del Vaticano o l’isola di Malta per ovviare al divieto al quale devono ancora sottostare.

La novità più eclatante, che polverizzerà il prodotto interno lordo di Cina, India e Giappone messi assieme, è il perfetto simulacro digitale dell’umarell. Una raffigurazione stampata in 3D, con tecnologia a deposito di filamento, alta 14 cm, che al costo approssimativo di 18€ permette un aumento di produttività del 10%.
Se questo è il rendimento della sola riproduzione del soggetto, pensa cosa può accadere sguinzagliando un esercito di veri umarell, in mani dietro la schiena e occhio vigile, in massa in ogni città dello stivale.

Inutile cercare di marcar visita o accampare scuse per astenersi dal lavoro, l’onnipresente imperturbabile umarell ti segue, ti osserva, ti consiglia e se ti comporti bene ti confiderà che per risolvere i tuoi problemi di durata in camera da letto, basterà posizionare una betoniera giocattolo sul comodino ed accompagnarla alla statuetta che certamente il tuo capo ti regalerà a Natale, al posto della tredicesima.
Uomini anziani, anzi umarells che si aggirano tranquillamente dove ogni pietra risulta spostata, inadeguata, fuori posto, e non se ne vanno fino a che non torna tutto a posto, teloni issati a nascondere ruderi in fase di ristrutturazione, chilometri quadrati di stampe ad ingannare l’occhio umano, ma che falliscono miseramente quando l’occhio è quello vigile e attento del plotone di sistemazione. Nessun operaio si sente al sicuro, anche se nascosto, infrattato, silenziosissimo, presto o tardi sentirà un respiro o un colpo di tosse che darà il via all’esame delle sue operazioni, e purtroppo per lui, non è previsto l’accumulo di debiti e il rimando a settembre, tutto e subito s’il vous plait. Che gentiluomini internazionali i nostri umarells.

C’è chi si chiede come sia possibile che siano sempre così informati, così irrimediabilmente presenti, e allora oggi vogliamo qui rivelare anche questo mistero. Come già evidenziato la tecnologia non ha segreti per questi supereroi, basta una semplice App e ogni umarell riceve immediatamente la segnalazione dell’apertura di un nuovo cantiere e può prenotarsi in tempo reale. Entro qualche mese è prevista la messa in funzione di un abbinato sistema di teletrasporto in grado di ridurre a zero i seppur minimi tempi di spostamento.

La tecnologia non si ferma mai, è come una porta aperta sui desideri, e allora ecco arrivare anche l’invenzione che potrebbe essere il regalo perfetto per l’umarell di casa tua: la umarell card che si sono inventati proprio a Bologna. Procedendo alla sottoscrizione, con soli 5€ si acquisisce il diritto, previo appuntamento, di assistere ai lavori di ristrutturazione della Basilica di San Petronio. Pensa che gioia potersi occupare di un simile appalto. Praticamente un avanzamento di grado direttamente sul campo. Impagabile. Se vorrai investire qualche risorsa in più potrai regalare al tuo umarell preferito il brivido dell’aperitivo sulla terrazza panoramica della Basilica, non hai idea di quanti cantieri siano visibili da lassù, fino ad avere targhe e mattoncini commemorativi e ovviamente nominativi.

Adotta un umarell per Natale, farai felice lui e la Basilica di San Petronio potrà tornare agli antichi fasti grazie alle tante donazioni, affrettati, il carnet di appuntamenti è già quasi completato, sicuro di preferire che l’umarell del tuo quartiere stazioni in zona anziché prendere qualche giorno di trasferta?

Umarell per il sociale: un impegno è per sempre

E’ notizia di pochi giorni fa, un anziano di 74 anni, catturato dal richiamo di un cantiere poco distante la sua casa di riposo, è letteralmente ringiovanito di una trentina d’anni, sgattaiolato via dalle strette maglie dell’assistenza e si è recato, solo per un momento era il suo intento, a ispezionare come ai bei tempi, i lavori in corso che l’avevano giustamente richiamato in servizio. Una volta accortosi che nessun umarell era nei pressi a sorvegliare si è immediatamente reso disponibile e, dimenticando il suo stato precedente si è dato subito da fare a godersi il sole, la luce e l’aria, a mettere in sicurezza il perimetro con rapide e sapienti occhiate ad ogni manufatto, laterizio e calcestruzzo utilizzato nel cantiere. Rintracciati poi gli operai ha dato il via alle raccomandazioni di rito, alle rimostranze, ai colpi di tosse e rimbrotti. Ad un certo punto, data l’innaturale trascuratezza del sito, dovuta all’inspiegabile mancanza di umarell supervisore, che non ha poi mancato di segnalare all’autorità preposta, ha pensato di non farcela, di essere troppo vecchio e dover così deludere tutto il club, ma la perseveranza e la caparbietà di questa generazione di vecchietti ha avuto la meglio, e all’arrivo delle forze dell’ordine che lo stavano cercando, l’intero stabile si è rivelato completamente sotto controllo.

Nondimeno la Burger King ha deciso di ingaggiare diversi umarells per dare vita ad uno spot per comunicare la gustosa notizia dell’imminente realizzazione di altri ristoranti in Italia. Ben cinque di quei prestigiosi e volenterosi vecchietti hanno realizzato l’inconfessabile sogno di dirigere, giustamente documentati, le operazioni di costruzione per un’intera giornata. Non si può esser certi che nessuno di loro sia stato contattato in segreto per svolgere compiti simili fuori dai patri confini. Diventa sempre più difficile resistere alle sfide del nuovo millennio: grattacieli, ponti e metropolitane forestiere, quali invitanti cantieri d’oltreoceano.

Caschetto d’ordinanza, giubbotto catarifrangente, megafono e mega sorriso sono le semplici regole alle quali si sono dovuti conformare, probabilmente qualche battuta da ripetere, un problema di messa fuoco o campo lungo e qualche operaio da rimettere in riga con discrezione e fermezza, perché quello era certamente un set ma prima di tutto un cantiere. Che meraviglia la copia di una giornata campale, in cima al mondo delle costruzioni pronta per essere vista, rivista, mostrata, spiegata, che splendido spot non tanto per panini e patatine, quanto per l’orgoglio dell’umarell che si legge negli occhi dei protagonisti.

Portatori sani di principi da emulare e da ricevere

Se un umarell è per sempre, con due si ha anche quello di scorta, non si sa mai, per i giorni difficili nei quali si mettono in moto talmente tante risorse che non si può mica pretendere che uno solo riesca a tenere tutti in riga.
Con il suo simpatico borbottio, con le mani in tasca e poi tatticamente spostate dietro alla schiena, per bilanciare il peso, apparendo ancora più concentrato, per insegnare che anche se quello scavo non è mio e non è tuo devi lavorarci al meglio, perché quando stasera tornerai a casa sarai soddisfatto della tua giornata, e pure lui.

Il suo comportamento, puntiglioso e presente, ricorda, a chi pare volerlo dimenticare, la bellezza del reale, del momento, del vivere all’esterno e costruire con le mani, niente è bello come un’aiuola ben definita o un muro che cresce non ostacolando troppo il sole e lasciando scorrere le nuvole. Devi per forza ricordare quanto fosse bello, da bambino, incastrare i mattoncini colorati e realizzare qualunque oggetto la tua fantasia ti incoraggiasse a completare. L’umarell appena fuori dalla recinzione del cantiere sicuramente ha in tasca uno paio di quei pezzetti, li incastra e li risposta nei momenti morti, quando proprio non c’è niente altro di cui preoccuparsi.

L’accortezza negli acquisti, il deciso no agli sprechi e al lusso esagerato, l’istinto inquisitore che non si lascia sfuggire niente inoltre, sono qualità che devono essere rivalutate. Essere nati e cresciuti lontano da stenti e privazioni non autorizza all’irrazionale e compulsivo accaparramento di qualsiasi cosa. Non c’è maggior soddisfazione di sapere di essersi meritati e conquistati quello che si ha tra le mani. Perle di saggezza popolare da tener ben strette.

Pur essendo consapevole di star vivendo una situazione migliore di quella della propria fanciullezza, l’umarell ha impreziosito i ricordi della propria vita con una mano di brillante nostalgia che fa risaltare il tutto mettendo in ombra i momenti più difficili. Inutile provare a farlo ragionare, non ammetterà mai di essere in una condizione di vantaggio, anche se per parlare con lui occorre alzare il viso e venire accecati dal sole, e poi essere redarguiti per la distrazione che ne è derivata.

A questo punto viene da chiedersi se ci sia qualche cosa che le nuove generazioni possano insegnare ai vecchietti generosamente esposti a controllar cantieri. Effettivamente qualche piccolo consiglio potrebbe essere ben accetto, come quello di non rispondere sempre presente ad ogni nuova apertura di cantiere, ricordare di prendersi un po’ di tempo per qualche altro piccolo passatempo. Imparare ad utilizzare l’home banking onde evitare di ritrovarsi sempre qualche buon umarell in fila alla posta, anche gli acquisti on line oggi devono venir facili, ameresti non dover sempre aspettare che il vecchietto di turno scelga che tipo di rosetta acquistare proprio oggi che sei in grave ritardo così che l’altro amico suo poi si sentirà in diritto di guardarti storto quando riprenderai il lavoro dopo la pausa, sempre che oggi ti riesca di pranzare. In ultimo bisogna riuscire a trovare il modo gentile di avvisare il proprio umarell di smetterla di controllare in media dieci volte la stessa cosa, avere tempo da perdere non è una buona scusa per perdere tempo. O si tratta di un problema di memoria?

Premiato il primo umarell d’Italia

In quel di San Lazzaro di Savena, nel circondario di Bologna, il comune ha giustamente e finalmente provveduto al riconoscimento del tanto preciso e puntuale lavoro gratuito che un umarell del luogo quotidianamente si predispone a compiere in suo favore. Insignendo il protagonista di tale generosa passione, con l’encomio di Primo Umarell d’Italia, il sindaco ha voluto sottolinearne l’enorme devozione.
La giornata tipo di questo gentil vecchietto comincia attorno alle otto, dopo colazione controlla tutta l’attrezzatura, macchina fotografica, taccuino e biro, poi inforca un bel paio di scarponcini comodi e sicuri ed esce ad ispezionare il mondo, o almeno il pezzetto che si trova davanti. Senza fretta passeggia, verifica, approfondisce, ovviamente incrociando un cantiere si ferma, saluta, porta le mani rigorosamente dietro alla schiena ed aspetta. Prima o poi la necessità di un consiglio, di un aiuto celato da un finto colpo di tosse, di uno sguardo intenso e chiarificatore sicuramente avverrà e lui sarà, come sempre, lì pronto ad intervenire in supporto.

Non fidandosi della propria memoria il Primo Umarell d’Italia prende appunti, pro memoria che gli torneranno molto utili quando, rientrato a casa, la sera, ripercorrerà la giornata assicurandosi di non aver tralasciato niente e men che mai lasciato commettere qualche errore a qualcuno di quei bravi operai che han passato la giornata sotto la sua supervisione. Sono tracce che l’aiutano a completare il percorso dei cantieri della sua città, una mappa che piano piano esaurisce gustandosi il piacere dell’opera finita. Anche se la fine, in questo campo, non esiste, perché quando mai si fosse intervenuti su tutto il territorio ovviamente sarebbe tempo di ricominciare proprio dall’inizio.

Per evitare ogni spiacevole imprevisto l’umarell aggiunge ai propri appunti fotografie dello stato di avanzamento lavori e di interventi che ritiene necessario vengano presto cantierati, e poi si preoccupa di rapportarsi con gli addetti comunali per verificare che tutto proceda speditamente per il meglio. La documentazione così diligentemente prodotta, e conservata, impedisce che, involontariamente, qualche passaggio venga disatteso o si areni in un cassetto.

Quale comune non desidererebbe avere cittadini così precisi e solerti?

Festeggiamenti di rito seguiti dalle immancabili interviste, anche televisive, han portato alla ribalta nazionale, non senza qualche imbarazzo, il caro vecchietto, il quale fatica a comprendere, pur ringraziando l’amministrazione comunale del riconoscimento, la motivazione di tanto scalpore nei suoi confronti, in fondo non sta facendo altro che il suo dovere e, ad esser sinceri, il suo piacere.

Breaking news: ritrovati i due umarells dispersi in Egitto

Finalmente la buona notizia è arrivata, grazie ai muoni, particelle elementari provenienti dai raggi cosmici che permettono di individuare gli spazi vuoti come in una radiografia, è stato possibile identificare la presenza di un ambiente sconosciuto, lungo almeno 30 metri, all’interno della piramide di Cheope, ma la sorpresa non finisce qui.

Esaminando i diversi scatti in sequenza si sono potute notare due figure, in un primo tempo ipotizzate come statue o sarcofagi, muoversi all’interno del Grande Vuoto, come è stata soprannominata la stanza segreta, pertanto archeologi e studiosi , più preoccupati che stupiti si sono prodigati in ricerche ed ipotesi, arrivando alla conclusione che dovesse esistere anche una segreta porta d’entrata a loro sconosciuta.

Nella certezza quasi assoluta di essere di fronte a loschi figuri intenti al saccheggio di reperti di inestimabile valore, si è prontamente cercato il modo di raggiungerli e bloccarli, non senza difficoltà in quanto la stanza pareva senza collegamento alcuno. Mentre tutti gli studiosi si arrovellavano alla ricerca di una soluzione e la piramide veniva circondata, in via preventiva, un assistente di lungo corso nota un particolare rassicurante: i due si muovono leggermente inclinati in avanti con le mani unite dietro alla schiena!

Tirando un sospiro di sollievo l’intervento di salvataggio si è concluso con il giusto lieto fine e presto sarà dato alle stampe un libro, per il film occorrerà aspettare ancora un po’, che racconterà nei dettagli il lungo viaggio, dalla Quarta Dinastia del faraone Cheope ad oggi, dei due infaticabili, inossidabili ed incredibili umarells. L’unico pettegolezzo che, per il momento, è riuscito a trapelare lo stretto riserbo, riguarda la prima domanda che i due avrebbero posto ai membri della squadra di pronto (?) intervento: “Quanto sono arrabbiate le nostre mogli?”

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